giovedì 24 febbraio 2011

Il Cristo Fluorescente - Brave New World (Recensione)

Un giorno mi alzo e leggo su Yo[U-Turn] un post: Il Cristo Fluorescente. (free download). Nome interessante. Mi fa venire in mente i cristi e le madonne lisergiche, figure brondiane di stampo anni '00. L'album si chiama “Brave New World” come il libro del dottor Aldous Huxley, considerato il padre del movimento spirituale hippie al quale anche i Verdena in Requiem hanno reso omaggio. Leggo che si tratta del progetto parallelo del bassista e voce della band post-rock Crimen. Come Bologna Violenta, anche qui si parla di sperimentazione e one mand band. I titoli dei lavori dei due, inoltre, hanno anche una certa vicinanza ( l'ultima opera di BV è intitolata “Il nuovissimo mondo”) A differenza di Manzan, questo progetto di Simone Greco, celato dietro la fluorescenza divina, è molto più accessibile e, almeno personalmente, interessante. Si viaggia tra riverberi e dilatazioni della miglior tradizione shoegaze, tastiere, synth, loop, drum machine, bassi, rumori, campionature e Gesù. Una sorta di colonna sonora d'atmosfera, allucinata giusto quel poco da farla apparire degna del miglior film di Lars Von Trier o David Lynch. Virate eighties affogate in oceani sonori come “Linda don't cry”, sono solo le prime cose che giungono all'orecchio percorrendo questa sorta di via crucis del cristo. Leggerezza e melodia nel lento scorrere di “The Things You Couldn't Be” si fondono proseguendo con rumori e distorsioni di ogni tipo in un crescendo d'atmosfera magnifico che in conclusione vede gli archi a spegnere la traccia nel suo scivolare. “Bokanovsky” è una delle più sperimentali con campionature acide ad innalzarsi sopra tastiere e synth. La title track rispecchia inizialmente una certa estetica post industriale alla NIN, per poi slanciarsi, tra feedback e distorsioni, verso conclusioni glitch. “I Can't Argue Whit Myself” manifesta una tensione da terrorista sonoro “atariano”: una traccia che vede buttarsi all'interno ogni sorta di elemento musicale in modo convulso. “Burning Regrets Like Faded Photographs” è secondo me la migliore. Una sorta di calma e melodica ballata che prosegue tra arpeggi e un cantato echeggiante sul quale salgono in modo più armonioso del solito i riverberi e le distorsioni, presentando sul finale, un recitato cullato da tastiere lente e soffuse. Poi “Distances (something like you in Rome and Her in San Francisco)” si allontana leggermente dallo schema presentatoci finora dall'album, giocando più sull'inserimento di campionature e cori. “Savage” è la meno satura, adatta a descrivere un pomeriggio uggioso nel quale non si ha voglia di far altro se non meditare e scivolare via. Appaiono molti spunti in quest'album. Parliamo di un prodotto sospeso tra genialità e follia. Mi piace questo disco per le atmosfere che trasmette in bilico tra la tensione rumorosa più marcata e una vibrante melodia emotiva (inoltre sono pazzo). Un ascolto abbastanza impegnativo ma che se affrontato di petto affascina e intrattiene in modo originale. Alcuni brani potrebbero apparire ripetitivi o eccessivamente simili causa la particolare componente ibrida tra rumori e melodie post, il consiglio che posso dare è di non limitarsi al primo ascolto e di provare ad udire le sfaccettature di ogni singolo pezzo. Il cristo si illumina al buio, ma è l'oscurità a far padrona. Corpo di cristo. Amen.

Autoproduzione
Voto:◆◆◆◇◇

2 commenti:

il Cristo F. ha detto...

dio ti benedica.

Anonimo ha detto...

ti benedica molto

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